La grande grafica europea alla Pinacoteca Nazionale di Bologna

La grande grafica europea alla Pinacoteca Nazionale di Bologna

La Pinacoteca Nazionale di Bologna grazie al suo storico patrimonio grafico, con l’acquisizione statale nel (2002) della collezione di grafica europea del Novecento di Luciana Tabarroni (1923-1991), si è aperta decisamente nei confronti della grafica d’arte d’autore del ‘900. In quest’ambizioso progetto di valorizzazione della raccolta Tabarroni che si compone di 1948 stampe di artisti europei datate dal 1856 al 1989 erano state dedicate due importanti mostre: nel 2003 l’Europa a Bologna e nel 2016 Percorsi di segni. La grafica italiana del Novecento. A queste a partire dal 20 gennaio 2017 si aggiunge l’esposizione Sessanta/Ottanta. La grande grafica europea alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, si viene, così, a costituire un’ideale trittico di cui alla nuova arrivata spetterebbe lo scomparto centrale.
La mostra a cura di Silvia Grandi ed Elena Rossoni estrapola centotrentacinque grafiche da un corpus di novecento lavori realizzati da storici artisti europei che fecero della grafica un significativo medium di esplorazione stilistica e iconografica della loro ricerca artistica globale. Infatti i tre decenni in esame furono caratterizzati da un rilevante interesse verso le pratiche artistiche seriali, riservando, tra queste, un’originale attenzione proprio all’arte grafica. Le correnti e le tendenze protagoniste della ricerca grafica europea tra gli anni Sessanta e Ottanta sono inserite dalle curatrici in quattro sequenze cronologico-stilistiche: Organicismo e gestualità; Geometrismo e movimento; Immaginari Pop; Ripetizioni differenti.

Jean Dubuffet, Composition, 1962, litografia, mm 302x232
Jean Dubuffet, Composition, 1962, litografia, mm 302×232


La sezione Organicismo e gestualità inizia presentando opere di artisti che sul finire degli anni Cinquanta relazionano frammenti figurativi di matrice surrealista con i materismi organicistici Informali: Sebastian Matta  Francis Bacon, Roberto Crippa, Gianni Dova; prosegue poi con la ricerca informale di tipo segnico-gestuale: Lucio Fontana, Hans Hartung, Eduardo Chillida, Marc Tobey; fino a confluire nella progressiva dematerializzazione dell’informale segnico-gestuale in forme di matrice concettuale: Jannis Kounellis, Arnulf Rainer.
Riallacciandosi agli inizi del secondo dopoguerra che videro affacciarsi tendenze non figurative di orientamento geometrizzante e di ricerca della “purezza formale”, la prima parte della sezione Geometrismo e movimento  è dedicata a quelle opere di grafica che si distinguono per una astrattismo libero da ogni referente iconico-figurativo: Josef Albers, Max Bill, Camille Craeser, August Herbin. Per il versante del “movimento” ci si richiama all’emergere nei primi anni sessanta dell’Arte cinetica e programmata, e più nello specifico alla sua versione normalizzante denominata Optical Art che simula uno spazio pittorico illusionistico atto a disturbare/spiazzare le cognizioni percettive del fruitore:  Victor Vasarely,  Miroslav Sutej, Angel Duarte.

Victor Vasarely, Betelgeuse, 1959, serigrafia, mm 360x520
Victor Vasarely, Betelgeuse, 1959, serigrafia, mm 360×520

Abbandonate le soluzioni astratte e informali ritornano le immagini referenziali tramite le quali la Pop Art esprime l’esigenza di una presa diretta sull’attualità della società di massa e del consumo compulsivo. Le grafiche Pop esposte attingono a molteplici immaginari: si va dalle icone e dai simboli di Joe Tilson e Mateja Rodici, alle immagini delle star e agli stereotipi della cultura di massa di David Hockney e di Kitaj; dalle trascrizioni banalizzate dal tratto del disegno di Allen Jones, alle raffigurazioni iconiche di Concetto Pozzati.

Ronald Brooks Kitaj, The actress, 1977, litografia, mm 235x309
Ronald Brooks Kitaj, The actress, 1977, litografia, mm 235×309

Agli anni Ottanta è dedicata la sezione Ripetizioni differenti. Dopo la fase esplosiva delle Neo avanguardie – Minimalismo, Arte Povera, Arte Concettuale, ecc. –  con il loro rifiuto di tecniche che richiamassero in qualche modo le belle arti,  parte un ciclo implosivo caratterizzato dalla ripresa delle tecniche e degli stili tradizionalmente riconducibili alle arti visive. Nella grafica ci sarà un intenso e rinnovato interesse verso la litografia, l’acquaforte, l’acquatinta, la serigrafia, la cera molle.  Gli stili ripresi, citati e ricontestualizzati sono vari: si va dalla reinterpretazione dell’Informale storico  ad opera dei lavori di Bert Irvin e  Howard Hodgkin; alle rielaborazioni dell’espressionismo-figurativo primonovecentesco  di Julian Trevelyan e Roger Dewint; fino a citazioni di correnti recentissime come nel caso del Neo-Pop di  Roger Raveel e di Arne Haugen Sørensen; del Neo_Geo di Vikki Slowe e Lucio Saffaro e del citazionismo in senso stretto di Jiri Anderle e Adriano Boni.

Domenico Esposito 

 

Sessanta/Ottanta
La grande grafica europea alla Pinacoteca Nazionale di Bologna
Bologna, Pinacoteca Nazionale
20 gennaio – 17 aprile 2017

Images courtesy: Pinacoteca Nazionale di Bologna.

 

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