Veronica è curiosa, indagatrice, non si accontenta di verità rivelate, ma è alla continua ricerca dell’essenza profonda dell’essere umano. Non è un caso che sia stata predestinata all’incisione: l’approccio gestuale presuppone il segno, la profondità, l’acuminata traccia nel metallo, nella pietra, nel legno. È la grafia dell’anima che emerge dalle sue opere: quella del bimbo, come quella dell’adulto, la spontaneità dell’innocenza e le maschere, sovente forzate, della maturità (?). Così dallo stato onirico in bianco e nero, dai giochi dell’infanzia, Veronica ci proietta nelle inquietudini tortuose dell’uomo d’oggi, il quale per sfuggire alle incalzanti domande sul presente e sul futuro torna d’istinto al porto sicuro del ricordo

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